A Craveggia (VB) mostra dedicata a Giovanni Greppi (1884-1960).

è stata inaugurata – nei locali di Villa Guglielmi – la mostra fotografica “Da Redipuglia a Craveggia” dedicata all’architetto Giovanni Greppi (progettista di alcuni dei più famosi sacrari militari italiani) e a cura di Giacomo Bonzani e Silvana Gubetta. Resterà visitabile fino al 28 luglio 2024. Apertura sabato e domenica ore 16-18. Dopo i saluti del sindaco Paolo Giovanola, del presidente della sezione Ana di Domodossola Giovanni Grossi e di Guido Portinaro, segretario dei Gruppi di Valle e consigliere sezionale, è seguito l’intervento di Lorenzo Greppi, nipote dell’architetto Giovanni.

 Abbiamo intervistato l’architetto Giacomo (GIM) Bonzani, che con Silvana Gubetta ha curato la mostra.

Gim, chi era Giovanni Greppi?
<<Giovanni Greppi è stato un grande architetto; era nato a Milano nel 1884. Il papà e lo zio erano degli artigiani, avevano comprato in Germania dei brevetti per la lavorazione del ferro battuto e si erano praticamente specializzati in quel settore ampliandolo a livello industriale. Tant’è, per fare un esempio, che la copertura della Galleria Vittorio Emanuele a Milano è opera loro. E quindi lui è cresciuto già in una famiglia di costruttori; era il primo di una numerosa prole. Collaborò col padre all’attività di famiglia, ma riuscì a frequentare l’Accademia di Brera e, grazie a un concorso, anche quella delle Belle Arti di Parigi. Ha collaborato con Raimondo D’Aronco in Friuli e in Turchia e con Giovanni Muzio, entrambi “archistar” del primo novecento. Fece anche lo scenografo. Negli anni trenta col Castiglioni ha realizzato i due grandi sacrari di Redipuglia e del Grappa e altri cimiteri monumentali. Ma non ha tralasciato le opere civili, tra cui sedici edifici bancari, la Borsa di Milano e molte altre opere che non abbiamo potuto inserire visto il tema della mostra. Purtroppo il Greppi morì nell’aprile del 1960 a seguito di un incidente automobilistico avuto vicino a Bergamo l’anno prima. Venne sepolto a Craveggia della tomba di famiglia che lui stesso aveva progettato una trentina d’anni prima>>.

 Giacomo, questa è forse la prima mostra a lui dedicata.
<<Sì assolutamente, questa è la prima mostra biografica sull’architetto Giovanni Greppi fatta in Valle Vigezzo dai tempi della sua scomparsa nel 1960. Greppi aveva organizzato e partecipato a diverse iniziative culturali in Valle, ma questa mostra bibliografica su di lui è la prima in assoluto. Può sembrarti strano dopo tutti quegli anni. Tieni presente però che fino a tre anni fa era ancora viva la figlia Giulia Rosa (nata nel 1915) che era una preziosa e autentica testimone del papà e dei suoi lavori, sia in Craveggia, a Milano, che in ogni dove. La sua opera si è estesa in tutti i campi, però nella mostra specifica di Craveggia è stato evidenziato il contributo suo e di Giannino Castiglioni nel realizzare i maggiori sacrari italiani per i Caduti della Prima Guerra Mondiale. Un cenno alle opere civili è comunque stato fatto, anche perché questa mostra ha ricevuto un importante contributo iconografico dalla Fondazione Dalmine. È un’associazione culturale legata alla società Tenaris Dalmine di Bergamo. Greppi per la società ha progettato le case per gli operai, per gli impiegati, gli edifici di culto, per la scuola, per il tempo libero. Insomma una vera e propria città. Noi abbiamo avuto la fortuna di poter beneficiare di alcuni lavori di Greppi relativi a i sacrari realizzati e anche di alcuni rimasti a livello progettuale, proprio perché presso la Dalmine è custodito una gran parte dell’archivio di Greppi che altrimenti sarebbe andato perso. All’inaugurazione il 27 aprile, oltre alle autorità e agli alpini, c’era una delegata della Fondazione la dott.ssa Silvia Giugno>>.

Come avete pensato e allestito la mostra? E cosa ne farete in futuro?
<<La mostra è nata per iniziativa degli Alpini, del Comune di Craveggia, mia e della collega Silvana Gubetta, una craveggese che ha studiato architettura a Venezia. Lo scopo era quello di dare risalto al decimo raduno degli Alpini di Valle, un incontro annuale itinerante per i sette Comuni che quest’anno “toccava” Craveggia. Con il delegato di Valle della sezione Ana di Domodossola, Enrico Bonzani, e col capogruppo degli Alpini di Craveggia Dario Cottini si è pensato di celebrare la figura di Greppi, sia per il riferimento ai monumenti e anche perché Greppi aveva scelto Craveggia come sua località di vacanza già dagli anni Venti e come detto vi è sepolto. A Craveggia aveva costruito la sua e altre ville, quindi è stata l’occasione per dare risalto sia a questa località che alla valle Vigezzo. La mostra si sarebbe dovuta chiudere due giorni dopo la festa degli alpini che si era celebrata il 27 e 28 di aprile, però si è concordato di tenerla aperta, anche per non vanificare due mesi di lavoro occorsi per l’allestimento. In esposizione ci sono anche alcuni testi relativi all’architettura dei monumenti. Lo scopo era di unire Redipuglia, il Grappa, e gli altri sacrari più importanti con Craveggia tramite appunto Greppi e Castiglioni. Dunque l’esposizione rimarrà aperta fino al 28 di luglio, nei fine settimana dalle 16 alle 18. Il Comune su nostra richiesta ha concesso la disponibilità di una sala contigua dove poter raccogliere i pannelli espositivi in modo da conservare, seppur in maniera più contenuta, la mostra stessa. L’esposizione attuale è stata allestita nella “sala rossa” e nella “sala grigia” del palazzo comunale Guglielmi di Craveggia, posto all’inizio del paese>>.

 Architetto Bonzani: Greppi e Craveggia. Quali sono le sue collaborazioni in Valle Vigezzo?
<<Come già detto Greppi a Craveggia ha edificato la sua villa, altre due vicino e poi altre due a Vocogno. Quindi a Santa Maria Maggiore (ex Villa Gennari), l’asilo Celso Rastellini a Buttogno e l’ampliamento della casa dei pittori Rastellini sempre a Buttogno. Una cosa che abbiamo scoperto allestendo la mostra, è che nel 1954 aveva studiato col sindaco di Villette, l’ing. Brindicci Bonzani, un Piano Regolatore per Santa Maria Maggiore. Greppi era nella commissione edilizia di Craveggia, nella congregazione di Carità e fabbriciere della chiesa. Per i dieci anni della morte della moglie Rosa Labus nel 1957 aveva offerto il pavimento in legno dei sottobanchi della parrocchiale di Craveggia. Riorganizzò lo spazio del “Tesoro”, raccolta di reperti rari e preziosi frutto di donazioni dei craveggesi emigrati con successo a Parigi>>.

 Oltre che architetto, era anche pittore e incisore?
<<Certamente: avendo frequentato l’Accademia di Brera, poi anche quella di Parigi, aveva un dono di natura spiccatamente artistico con una buonissima mano per l’acquerello, tecnica con la quale rappresentava sia soluzioni progettuali, che scene campestri, paesaggi vigezzini e non solo. Suoi lavori sono esposti a Roma, Londra e Tokyo. Una sua specialità erano le acqueforti, riprodusse con questa tecnica parecchi soggetti; i più importanti a soggetto industriale, sono custodite alla Fondazione Dalmine. Ma ne stampò molte di temi più vari, specialmente per gli amici, che utilizzava per gli auguri di Natale. Una nipote ha regalato al Comune il torchio utilizzato dall’artista per queste realizzazioni, strumento che è stato esposto al centro di una sala della mostra. La Fondazione Dalmine possiede una ricca collezione di questi suoi lavori. Spicca nella mostra una copia di un acquerello in grandezza naturale offerta per l’occasione dal nipote ingegner Lorenzo Greppi figlio di Emilio, il più piccolo dei fratelli. Tutte le immagini che sono nella mostra sono state elaborate dal fotografo Besana di S. Maria Maggiore>>.

Che altro si può aggiungere su Greppi, architetto Bonzani?
<<Una particolare attenzione di Greppi era rivolta anche al mondo dell’arte e l’architettura religiosa, tant’è che nella mostra ci sono dei pannelli relativi alla sua attività per il santuario di Re, di cui curò con l’ingegnere Brindicci Bonzani la conclusione dei lavori, completandolo con i dettagli del progettista: l’architetto bolognese Edoardo Collamarini. Progettò la chiesetta di S. Rita al Piano di Zornasco (Malesco). Per la Curia di Novara Greppi era più che un amico. Fu chiamato per interventi al Santuario antonelliano di Boca e progettò anche il Santuario della Madonna Pellegrina a Novara. Nel ‘55 ridisegnò la facciata della Collegiata di Domodossola. Alla Piana di Vigezzo progettò una cappelletta, realizzata completamente in pietra, ben visibile per chi arriva in funivia. Greppi si era avvalso per le sue realizzazioni della collaborazione di colleghi del Brera, oltre a Giannino Castiglioni, un altro scultore fu Carlo Bonomi, (suo ad esempio il crocifisso posto nei pressi del santuario di Re). Collaborò anche col pittore Vanni Rossi che dipinse nel sacrario di Timau, i medaglioni nelle vele delle controcupole del Santuario di Re e una cappella della Via Crucis di di Craveggia>>.

(a cura di Giuseppe Possa)

Giacomo Bonzani di Villette (VB), classe 1953, architetto, scrittore, poeta, disegnatore e inventore di progetti arditi, è stato assegnato il premio alla carriera Bognanco Terme (VB) e altri importanti riconoscimenti. Ha pubblicato libri di poesia, di narrativa, di storia, di architettura e di trasporti. È esperto di gnomonica la scienza delle meridiane, quegli orologi solari che ha contribuito a rivalutare, riportandone molti all’antico splendore; nel 2005 ha progettato il famoso e avveniristico specchio del “sole in piazza”, ideato con l’allora sindaco di Viganella (Valle Antrona), Pier Franco Midali. Collabora a giornali e riviste specialistiche. Ha illustrato libri e pubblicazioni varie. Pubblico amministratore a Villette (VB) dal 1975 e ancora in carica (dal 1990 al 2004 per tre legislature è stato anche Sindaco). Cavaliere dal 1995, nel giugno 2006 è stato nominato Ufficiale dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”.

(le foto sono state fornite da Giacomo Bonzani)

© Giuseppe Possa https://giuseppepossa.altervista.org

Nessun commento ancora

Lascia un commento